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ANCONA – Non sarebbe stato soltanto un problema organizzativo a causare la distruzione di centinaia di sacche di plasma all’Officina Trasfusionale dell’ospedale regionale di Torrette. A evidenziarlo è una relazione ispettiva riservata del Centro Nazionale Sangue (Cns), organismo che opera sotto il coordinamento dell’Istituto Superiore di Sanità, che individua nella carenza di personale uno dei fattori determinanti alla base dell’episodio emerso nei mesi scorsi.

Il documento, composto da dodici pagine e datato 1° giugno, analizza quanto accaduto nel centro trasfusionale anconetano dopo il sopralluogo effettuato dagli ispettori il 22 aprile. Le conclusioni contenute nella relazione sembrano discostarsi dalla versione fornita inizialmente dall’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche, che aveva ricondotto l’accaduto a un errore gestionale e organizzativo, escludendo pubblicamente problemi legati all’organico.

La vicenda era esplosa alla fine di marzo, quando era emerso che un lotto di plasma era stato conservato a una temperatura non adeguata, pari a circa 4 gradi centigradi, a causa dell’assenza di spazio disponibile nei congelatori. Una situazione che aveva compromesso la qualità del materiale biologico, rendendone necessaria l’eliminazione.

Secondo quanto riportato nel rapporto del Centro Nazionale Sangue, però, il problema andrebbe inserito in un quadro più ampio di fragilità organizzativa. Pur riconoscendo che il numero dei tecnici di laboratorio presenti nella struttura fosse significativo, gli ispettori evidenziano come l’organico non fosse adeguatamente dimensionato rispetto al volume e alla complessità delle attività svolte.

Nella relazione si legge infatti che i 24 tecnici sanitari di laboratorio biologico presenti non sarebbero stati sufficienti a garantire una risposta efficace in situazioni di emergenza organizzativa, soprattutto in presenza di assenze improvvise del personale. A incidere sulla tenuta del sistema sarebbero stati anche diversi rapporti di lavoro part-time, periodi di aspettativa, congedi legati alle prerogative sindacali e una formazione non uniforme tra gli operatori.

Critiche arrivano anche sulle misure adottate successivamente per affrontare l’emergenza. Il Centro Nazionale Sangue avrebbe espresso perplessità rispetto all’annunciato rafforzamento dell’organico. In particolare, l’assunzione di tre tecnici a tempo determinato non avrebbe comportato un reale incremento del personale, trattandosi della sostituzione di altrettanti contratti già in essere e scaduti il 31 marzo. Una situazione che, di fatto, avrebbe lasciato invariata la dotazione complessiva della struttura.

Sul piano politico, il contenuto della relazione ha riacceso il confronto tra maggioranza e opposizione in Consiglio regionale. A intervenire è stato il consigliere regionale del Partito Democratico Antonio Mastrovincenzo, che punta il dito contro la gestione della vicenda da parte della Giunta regionale.

«Anche il Centro Nazionale Sangue smentisce la Giunta Acquaroli. Fino a quando il presidente Acquaroli e l’assessore Calcinaro continueranno a negare l’evidenza e a non ammettere le chiarissime responsabilità politiche e tecnico-gestionali di quanto accaduto?», afferma l’esponente dem.

La vicenda delle sacche di plasma distrutte continua dunque ad alimentare il dibattito sulla gestione della sanità marchigiana, mentre si attendono eventuali ulteriori chiarimenti da parte dell’Azienda ospedaliera e della Regione Marche.

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