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Un delitto che aveva scosso profondamente una comunità intera trova ora una nuova, definitiva conferma giudiziaria. La Corte d’assise d’Appello dell’Aquila ha ribadito la condanna all’ergastolo per Aldo Rodolfo Di Nunzio, 73 anni, riconosciuto colpevole dell’omicidio della moglie Annamaria D’Eliseo, 60 anni, uccisa nel luglio del 2022 nella loro abitazione di Lanciano.
La donna fu trovata senza vita nel garage di casa, in località Iconicella, in circostanze inizialmente poco chiare. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo avrebbe strangolato la moglie utilizzando fili elettrici, cercando poi di simulare un suicidio per depistare le indagini. Una versione che Di Nunzio ha sempre respinto, professandosi innocente sin dall’inizio.
Determinanti per l’accusa sono stati gli elementi raccolti dai Carabinieri, che hanno escluso l’ipotesi del gesto volontario. Nel garage, infatti, non sarebbero stati individuati punti di ancoraggio compatibili con un’impiccagione e non sarebbero emersi segni di colluttazione. A rafforzare il quadro probatorio anche un file audio proveniente dal sistema di videosorveglianza esterno dell’abitazione, ritenuto decisivo per ricostruire quanto accaduto.
L’arresto dell’ex ispettore dei vigili del fuoco risale all’11 gennaio 2024, a pochi giorni dalla scadenza dei termini delle indagini. In primo grado, nel giugno 2025, la Corte d’Assise di Lanciano aveva già inflitto la pena dell’ergastolo, ora confermata anche in Appello su richiesta dell’avvocato generale Mirvana Di Serio, già titolare dell’accusa nel processo di primo grado.
In aula, all’Aquila, erano presenti anche alcuni figli della coppia, costituitisi parte civile, insieme all’associazione Dafne, impegnata nella tutela di donne e minori. La sentenza segna un ulteriore passaggio in una vicenda che resta tra le più dolorose e complesse degli ultimi anni nel territorio abruzzese.