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ANCONA – I gruppi assembleari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche, Lista Ricci lanciano durissime accuse dopo le notizie diffuse sull’operazione «Ricostruzione» della Guardia di Finanza di Ancona.
“Notizie – si legge in una nota – che destano profondo sconcerto, sgomento e fortissima preoccupazione. Otto persone in custodia cautelare in carcere, 51 indagati, beni sequestrati per oltre 57 milioni di euro: sono i numeri vertiginosi di un’inchiesta che riguarda commesse per la ricostruzione privata post-sisma 2016 e appalti pubblici, con accuse pesantissime di truffa aggravata, corruzione e infiltrazioni della criminalità organizzata. Tra gli appalti oggetto di accertamento figurano anche quelli banditi dalla Regione Marche e da ERDIS Marche. Tutto questo a dieci anni da un terremoto che resta una ferita aperta e sanguinante per migliaia di famiglie marchigiane.
Esprimiamo piena e incondizionata fiducia nel lavoro della magistratura e della Guardia di Finanza. Ogni responsabilità penale dovrà essere accertata nelle sedi competenti e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza. Ma la gravità dei fatti contestati e i profili politici emersi impongono fin da subito una risposta istituzionale e trasparente”.
“Tra i profili richiamati nell’ambito dell’inchiesta – prosegue il documento - c’è anche l’avvocato Fabio Pistarelli, figura di riferimento per Fratelli d’Italia e per il centrodestra maceratese e regionale, che nella scorsa legislatura ha svolto il ruolo di Capo di Gabinetto lavorando a stretto contatto con il presidente Francesco Acquaroli. Nel ribadire con fermezza la presunzione di innocenza per tutti i soggetti citati nelle indagini e in attesa che la magistratura chiarisca ogni aspetto e le singole posizioni, sul piano strettamente politico e istituzionale sorgono interrogativi spontanei e legittimi: la giunta e le forze di maggioranza erano a conoscenza delle dinamiche o delle criticità che oggi emergono dalle indagini? Non si tratta di anticipare sentenze, che spettano solo ai giudici, ma di esercitare quel dovere di chiarezza, responsabilità politica e vigilanza che i cittadini e le comunità colpite dal terremoto giustamente pretendono. Poiché tra le stazioni appaltanti c’è la stessa Regione Marche, la giunta deve dire con assoluta chiarezza quali controlli sono stati effettuati, quali falle nell’apparato di verifica hanno permesso che accadesse tutto ciò e come si intende correre ai ripari.
La ricostruzione non è una passerella elettorale né un banchetto per appetiti politici o affaristici: si misura nella capacità di garantire che ogni singolo euro pubblico sia usato correttamente, che le opere siano eseguite a regola d’arte, che le imprese operino nella legalità e che i lavoratori ricevano quanto spetta loro.
Quando la criminalità o la speculazione entrano in un cantiere, non lo fanno per ricostruire: lo fanno per arricchirsi. E in edilizia il guadagno illecito si ricava sempre a discapito della sicurezza e della dignità: da una parte paghe ridotte, lavoro nero e tutele calpestate; dall’altra materiali di scarto, lavorazioni al ribasso e opere contabilizzate ma mai eseguite. In una terra che ha visto crollare case, scuole e chiese, questo non è un rischio astratto: riguarda la sicurezza degli edifici in cui le famiglie dovrebbero tornare a vivere serene.
Le vertenze per stipendi non pagati segnalate nei giorni scorsi a Tolentino e Colmurano ricordano che la legalità deve essere garantita lungo tutta la filiera, compresi i subappalti, e non può fermarsi alla regolarità formale di un contratto. Dietro ogni pratica ci sono famiglie che aspettano da dieci anni di rientrare a casa, lavoratori onesti e un’intera comunità che tenta di rialzarsi. È a loro che le istituzioni devono conto, non ai giochi di potere di partito.
Da quello che sta emergendo, si sarebbero consumate gravissime azioni illegali sulla pelle dei terremotati, con l’inaccettabile ombra di complicità o contiguità di figure politiche apicali della maggioranza.
Per queste ragioni – conclude la nota - chiediamo con urgenza la convocazione di un Consiglio regionale straordinario in cui il presidente Acquaroli riferisca immediatamente e con massima trasparenza su quanto accaduto, sulle azioni di tutela intraprese e sul ruolo delle figure chiave della sua maggioranza politica”.