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A dieci anni dal terremoto che nel 2016 ha colpito il Centro Italia, la memoria passa anche attraverso i luoghi della cultura feriti dalle scosse e il lavoro svolto per recuperarli. In occasione del decennale, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata promuove un percorso di aperture straordinarie per raccontare da vicino il lungo cammino della tutela e del restauro del patrimonio culturale.

L’iniziativa rientra nella campagna nazionale «A dieci anni dal sisma (2016-2026)», promossa dal Ministero della Cultura attraverso il Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale e la Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio. Il progetto coinvolge i territori delle Marche e prevede visite, incontri e momenti di approfondimento in quattro luoghi significativi: Montegallo, Servigliano, San Ginesio e il deposito-laboratorio di restauro della Mole Vanvitelliana di Ancona.

L’obiettivo è offrire a cittadini e visitatori l’opportunità di entrare in spazi normalmente non accessibili, conoscere gli interventi realizzati e osservare le attività ancora in corso. Un’occasione per comprendere la complessità delle operazioni che, dall’emergenza e dalla messa in sicurezza, hanno accompagnato il recupero dei beni danneggiati, fino al restauro e alla loro progressiva restituzione alle comunità.

Il decennale diventa così un momento di memoria e conoscenza, ma anche di confronto sul valore del patrimonio culturale per l’identità dei territori colpiti dal terremoto. Dietro ogni intervento ci sono sopralluoghi, studi, ricerche, valutazioni tecniche e il lavoro di funzionari, professionisti e maestranze impegnati nella salvaguardia di edifici, opere e testimonianze storiche.

«Le aperture straordinarie di quattro cantieri di restauro nelle province di Ascoli, Fermo e Macerata nell’ambito della campagna di iniziative promossa dal Ministero della Cultura rappresentano una preziosa e ulteriore occasione di dialogo tra le comunità e gli operatori addetti alla tutela, nel pieno delle attività di ricostruzione fisica in atto nei territori duramente colpiti dagli eventi sismici», sottolinea il soprintendente Giovanni Issini.

L’iniziativa, aggiunge, consentirà ai cittadini di immergersi nella realtà dei cantieri, scoprirne le complessità e confrontarsi direttamente con funzionari, tecnici e maestranze, che illustreranno il lavoro svolto sul patrimonio culturale danneggiato.

Aprire questi luoghi significa rendere visibile una parte spesso poco conosciuta della ricostruzione, mostrando come la conservazione dei beni culturali non rappresenti soltanto un intervento materiale, ma anche un tassello fondamentale per la ripartenza sociale delle comunità. La tutela diventa così uno strumento per custodire la memoria del terremoto e trasmettere alle generazioni future le testimonianze storiche e artistiche che caratterizzano il territorio.

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