Condividi:
Duecento (200) tifosi della Samb ieri a Grosseto, dentro lo stadio Zecchini. Tutti con la tessera del Tifoso, come da prescrizione degli organi competenti. Ma altri 25 sostenitori rossoblù (non tesserati) si sono mossi comunque verso la Maremma. Hanno provato ad acquistare il biglietto sul posto, ma senza successo. A quel punto, in segno di solidarietà, un’ottantina di tifosi grossetani sono rimasti pure loro fuori, all’esterno dall’impianto toscano. “Hanno parlato, bevuto e cantato insieme”.
Lo rivela il sito Biancorossi.it, che racconta: “Nei giorni precedenti alla partita, dopo un incontro con lo SLO dell’U.S. Grosseto, la tifoseria aveva espresso pubblicamente la propria contrarietà alle limitazioni previste per i sostenitori della Sambenedettese. Parallelamente, i Supporter Liasison Officer (SLO) di Grosseto e Samb avevano lavorato insieme. Era stata così elaborata una proposta concreta. Non si chiedeva di aprire indiscriminatamente lo stadio. Non si chiedeva di rinunciare ai controlli. La richiesta era sostanzialmente una: rivedere il solo obbligo della fidelity card”. Ma ciò non è avvenuto.
“E allora a cosa servono gli SLO?”: è la domanda mutuata adesso da Biancorossi.it. “Quanto successo a Grosseto pone quantomeno un interrogativo sulla proporzionalità della misura adottata in questo specifico caso. Perché quei tifosi che si voleva tenere separati si sono incontrati. E non è successo niente. Anzi. Forse da ieri Grosseto e Sambenedettese, due tifoserie che fino a quel momento semplicemente non avevano rapporti particolari, si guarderanno con un occhio diverso. Più benevolo. Forse con rispetto ancora maggiore. Ed è difficile non vedere il paradosso”.