Condividi:
Oltre settant’anni di pittura, ricerca e rapporto con Ascoli Piceno sono al centro della mostra antologica dedicata a Dino Ferrari, ospitata dal 3 ottobre al 7 novembre al Forte Malatesta. L’esposizione, che sarà inaugurata sabato 3 ottobre alle 18, ripercorre la lunga vicenda artistica del pittore ascolano, nato nel 1914 e scomparso nel 2000, attraverso le diverse fasi della sua produzione.
Curata da Carlo Bachetti Doria, con la direzione artistica di Zeno Rossi e i materiali dell’Archivio Dino Ferrari, la mostra è articolata in dieci sezioni. Dipinti, ritratti, disegni, tecniche miste, opere grafiche e grandi composizioni di carattere sacro si affiancano a documenti, fotografie, filmati e oggetti provenienti dallo studio dell’artista. Un percorso che non si limita alle opere, ma punta a ricostruire anche l’ambiente e il contesto nel quale Ferrari ha lavorato per gran parte della sua vita.
La sua formazione comincia ad Ascoli. A undici anni entra nello studio del pittore Egidio Coppola, legato alla tradizione verista, quindi prosegue gli studi con Aldo Castelli e attraverso la frequentazione della Pinacoteca Civica, dove approfondisce direttamente la pittura dei maestri del passato. Tra il 1937 e il 1939 soggiorna a Roma, frequentando lo studio del ritrattista Sigismondo Meyer e confrontandosi con le esperienze artistiche del Novecento. Tornato in città, sviluppa un percorso caratterizzato da ritratti, temi sociali, opere religiose e una costante sperimentazione.
Il percorso espositivo segue questa evoluzione, dai lavori giovanili alle opere della maturità, fino alle ultime produzioni. Un capitolo particolare è dedicato al cosiddetto “metallismo”, la fase nella quale le figure diventano più sintetiche, i volumi compatti e le superfici assumono un’apparenza metallica. Una ricerca che colloca la sua pittura in una zona di confine tra figurazione e astrazione.
La mostra racconta anche il forte legame con Ascoli. Dalla formazione nella Pinacoteca allo studio aperto nel 1960 a Palazzo Laudi Migliori, in piazza Sant’Agostino, passando per la Scuola gratuita di disegno e pittura al Palazzetto Longobardo e per le numerose commissioni pubbliche e religiose, la città rappresenta una presenza costante nella sua esperienza artistica.
Non manca uno spazio dedicato agli aspetti più personali e meno conosciuti. Tra questi le “Maledizioni”, disegni realizzati con tratto rapido e caricaturale nei quali Ferrari rappresentava persone con cui aveva avuto contrasti, accompagnando le immagini con invettive e figure grottesche. Un lato ironico e provocatorio che completa il ritratto di un artista dal carattere deciso.
Fotografie, testimonianze e filmati permettono infine di ricostruire la dimensione privata di Ferrari, il rapporto con gli allievi e la dedizione al lavoro. All’inaugurazione interverranno, tra gli altri, il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, il sindaco Marco Fioravanti, il direttore dei Musei Civici Stefano Papetti, Marco Ferrari dell’Archivio Dino Ferrari, Zeno Rossi, Carlo Bachetti Doria e il presidente della BCC Banca del Piceno Sandro Donati.