Condividi:
ANCONA - Il porto come luogo di lavoro, ma anche come infrastruttura capace di generare relazioni, inclusione e partecipazione. È questa la prospettiva al centro di “A Pesca di abilità”, iniziativa solidale e inclusiva che domenica ha portato 18 imbarcazioni a salpare dalla storica banchina del Mandracchio, presso la Mole Vanvitelliana.
L’appuntamento, con partenza alle 8, rientrava nel progetto territoriale “Ancona città marinara” promosso dal Gruppo di Ancona dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia (ANMI), nel percorso di avvicinamento al 2028, anno del centenario del gruppo.
Il progetto puntava a utilizzare la pesca ludico-sportiva come strumento di inclusione sociale e di benessere psicofisico, partendo da una delle attività che più direttamente collegano la città alla sua identità marittima.
Ogni imbarcazione ha ospitato un equipaggio composto da un comandante esperto, un prodiere volontario, una persona con disabilità tra i 5 e i 45 anni e il proprio caregiver. L’obiettivo era dimostrare concretamente che il mare può essere uno spazio accessibile e condiviso, superando attraverso l’attività sportiva e ricreativa le barriere legate alla disabilità.
Una rete che parte dal porto
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra tre realtà direttamente legate al mondo del mare: il Gruppo ANMI di Ancona, la Cooperativa Pescatori Motopescherecci di Ancona e l’Associazione Pescatori Sportivi Dilettantistici (Apsd) di Ancona, affiliata FIPSAS.
Una filiera territoriale che mette insieme memoria marinara, pesca professionale e attività sportiva. A coordinare il progetto Marco Cingolani, presidente del Gruppo ANMI di Ancona; Nicola Bua, presidente dell’A.P.S.D. Ancona, coordina i pescatori sportivi dilettantistici coinvolti, mentre Giovanni Ciarrocchi, pescatore professionale, segue gli aspetti logistici e svolge una funzione di raccordo tra le tre associazioni.
La manifestazione ha visto inoltre la partecipazione di Luca Bassani, considerato un’eccellenza mondiale nella pesca sportiva nella disciplina della canna da natante.
Sul versante sociale, il coinvolgimento dei 18 partecipanti è stato reso possibile dalla collaborazione con realtà del territorio quali Fondazione Lega del Filo d’Oro, Cooperativa Sociale Centro Papa Giovanni XXIII, Fondazione Don Carlo Gnocchi Centro Bignamini, Associazione Dodicimesi Facilitazione allo Sviluppo, Cooperativa Sociale Opera e AISM – Sezione Provinciale Ancona.
Dal Mandracchio alla filiera della pesca
La scelta della banchina del Mandracchio ha portato l’iniziativa dentro uno degli spazi simbolici della portualità anconetana.
Al rientro, sono infatti state la sede e le strutture della Cooperativa Pescatori Motopescherecci, attiva dal 1945, e dell’Associazione Produttori Pesca di Ancona a ospitare partecipanti, caregiver, familiari e volontari per il momento conviviale conclusivo.
Il porto è diventato così il punto di connessione tra attività produttiva, tradizione marinara e dimensione sociale. Una prospettiva che si accompagna anche alla sensibilizzazione sui temi della sostenibilità e del rispetto dell’ecosistema marino, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030.
La manifestazione aveva patrocinio del Comune di Ancona e dell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo, oltre al sostegno dell’Associazione Produttori Pesca di Ancona.
La sicurezza in mare è stata assicurata con l’assistenza sanitaria dei volontari del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (CISOM) – Raggruppamento Marche, mentre il coordinamento dell’ancoraggio e del transito nelle acque portuali è stato affidato alla vigilanza della Capitaneria di Porto di Ancona.
Il mare come leva di inclusione
«Come Marinai d’Italia abbiamo un motto non scritto: “non lasciare mai indietro nessuno”. Domenica questo valore si è trasformato in “non lasciare a terra nessuno”», spiega Marco Cingolani, presidente del Gruppo ANMI Ancona, sottolineando la volontà di valorizzare Ancona come città aperta, accogliente e inclusiva.
Per Nicola Bua, presidente dell’A.P.S.D. Ancona, la pesca sportiva può diventare «uno strumento terapeutico straordinario»: «Domenica non sono stati contati il numero di pesci pescati, ma il numero di sorrisi stampati sui volti dei nostri nuovi pescatori. E’ stata quella la nostra vittoria sportiva più grande».
Anche la componente professionale del porto rivendica il proprio ruolo nell’iniziativa. «Da oltre ottant’anni viviamo il mare come professione, ma anche come risorsa di solidarietà», afferma Giovanni Ciarrocchi, coordinatore della Cooperativa Pescatori Motopescherecci. «Vogliamo che i ragazzi respirino l’atmosfera vera del porto».