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ANCONA. Si è detto cambiato Michael Alessandrini. Lo ha scritto in una missiva che ha letto davanti alla Corte d’appello di Ancona. Sostiene di essere tornato quel ragazzo mite che era prima di iniziare a bere. Ha dato la colpa all’alcol, che gli provocava allucinazioni, per quello che ha commesso, l’omicidio di Pierpaolo Panzieri, ucciso con 23 coltellate la notte del 20 febbraio 2023 nella sua abitazione di via Gavelli, in centro storico a Pesaro. Vuole dimostrare a tutti che non ripeterà quello sbaglio, che vorrebbe cancellare se solo si potesse. In primo grado il 31enne pesarese è stato condannato a 24 anni di reclusione più tre da scontare in una Rems. Alessandrini è capace di stare a processo, è contenuto nella relazione del professor Stefano Ferracuti, che ha effettuato una nuova perizia psichiatrica sull’imputato. Permane un livello di pericolosità sociale, ha una buona memoria, ha riconosciuto gli altri consulenti. Ha fatto riferimento a cose dette in passato. E’ pienamente consapevole del fatto dell’accusa mossa. Ha aggiunto il perito. Presenti in aula i familiari di Pierpaolo. La mamma Laura Gentilucci, si è detta soddisfatta dell’udienza.

"Lui è perfettamente in grado di intendere e di volere, lo dimostrano la sua presenza e la lettura della missiva. Alessandrini Michael è un assassino - ha continuato sfogandosi - e deve scontare i 24 anni, che a mio parere per un assassino sono il minimo. Mi auguro che la sua condanna in appello venga confermata. Non ha nemmeno nominato mio figlio. Ha scritto che sta bene, che si sta disintossicando, che fa progetti per quando uscirà, ma sembra una cosa normale? Oggi ho avuto un altro sfregio, l’assassino di mio figlio che legge la lettera".

L’avvocato Salvatore Asole, legale di Alessandrini, che in aula ha espresso dubbi sulla perizia, ha puntualizzato che il suo assistito, pur non avendo fatto il nome di Pierpaolo, era implicitamente contenuto nelle prime righe della sua lettera.

I legali della difesa non hanno nascosto il disappunto per quello che auspicavano come un diverso esito peritale, con un passaggio che definiscono contraddittorio. "Se c’è una semiinfermità riconosciuta da sette periti, doveva risultare la capacità di stare a processo. E’ inevitabile il nostro disappunto, ma rispettiamo i chiarimenti del perito e ne prendiamo atto», afferma il legale Cosimo Damiano Cirulli. 

Per i legali di parte civile, la lettera di Alessandrini, oltre a spazzare via dubbi sulla sua capacità processuale, rientra in una strategia. Lo ha sostenuto l’avvocato Fabio Anselmo. 

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