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Matteo Brandimarti è morto per la prolungata mancanza di ossigeno al cervello a seguito di annegamento. È quanto emerge dalla perizia medico-legale disposta dalla Procura di Rimini e affidata alla dottoressa Donatella Fedeli, chiamata a chiarire le cause e le eventuali concause del decesso bambino di 11 anni di San Benedetto del Tronto rimasto incastrato con una gamba nello scarico di una vasca idromassaggio durante una vacanza a Pennabilli lo scorso mese di aprile.
Nella consulenza depositata in Procura, il medico legale parla di «perdita irreversibile delle funzioni cerebrali conseguente ad anossia in sindrome da sommersione». Secondo quanto ricostruito attraverso gli accertamenti, Matteo si sarebbe trovato in arresto cardiaco già al momento dell’arrivo del personale del 118 nella struttura ricettiva e sarebbe rimasto in quella condizione durante il trasferimento all’ospedale di Rimini. Nonostante le manovre rianimatorie messe in atto, non sarebbe stata registrata una ripresa dell’attività cardiaca spontanea.
La consulenza evidenzia inoltre come, già al momento dell’estrazione del bambino dalla vasca, si fosse instaurato un danno cerebrale anossico ormai irreversibile. Un quadro compatibile con una prolungata permanenza sott’acqua, determinata dall’impossibilità di liberare la gamba dal sistema di aspirazione.
La tragedia si era consumata la mattina di Pasqua, all’interno della spa dell’hotel di Pennabilli dove il bambino si trovava in vacanza con i genitori. Secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, la gamba di Matteo sarebbe stata risucchiata dal bocchettone della vasca, trattenendolo sott’acqua per diversi minuti. Il bambino era stato liberato soltanto dopo lo spegnimento dell’impianto e immediatamente soccorso. Trasportato in condizioni disperate all’ospedale, è morto dopo quattro giorni.
Resta ora da chiarire se vi siano state responsabilità legate al funzionamento e alla sicurezza dell’impianto. La Procura attende infatti una seconda consulenza tecnica sulla vasca, destinata a verificare il sistema di aspirazione, le griglie di protezione, la potenza del risucchio, la manutenzione e la presenza dei dispositivi di sicurezza previsti. Nel procedimento risultano indagate tre persone per omicidio colposo: il legale rappresentante della società che gestisce l’hotel, il direttore della struttura e il responsabile della manutenzione e della sicurezza.