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CERRETO D’ESI - Si chiude senza risultati il tavolo tecnico sulla vertenza Electrolux. A Roma, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’azienda ha confermato sostanzialmente il piano industriale che prevede la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, dove lavorano 170 dipendenti diretti. Per Fim, Fiom e Uilm il confronto tecnico è arrivato al capolinea. I sindacati contestano un piano che, nonostante la riduzione degli esuberi complessivi annunciati in Italia da 1.719 a 1.450, mantiene pesanti criticità.
A questi numeri, spiegano, vanno aggiunti 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati. Intanto l’organico a tempo indeterminato è già sceso da 4.279 a 4.200 unità tra aprile e agosto. La multinazionale ha inoltre chiesto maggiore flessibilità nell’organizzazione del lavoro e un incremento delle cadenze produttive, fino a un massimo di 140 pezzi l’ora, in presenza di interventi per migliorare l’ergonomia e nel rispetto dei limiti di saturazione. Ipotesi respinte dai sindacati, che hanno annunciato altre otto ore di sciopero e il proseguimento dello stato di agitazione. Durissima la presa di posizione del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che definisce la scelta dell’azienda inaccettabile e vergognosa.
La Regione, assicura, continuerà a lavorare con Governo, parti sociali e lavoratori per cercare una soluzione che garantisca continuità produttiva e occupazione. Contrario alla chiusura anche il sindaco di Cerreto d’Esi David Grillini. Per il primo cittadino, richieste di maggiore produttività e flessibilità possono essere prese in considerazione solo a fronte di precise garanzie su occupazione, investimenti e futuro degli stabilimenti. Lunedì mattina è prevista un’assemblea in fabbrica. Intanto sindacati e istituzioni chiedono la riapertura del confronto con il ministro Adolfo Urso, con l’obiettivo di tornare al Mimit già entro il mese.