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ASCOLI - Micro è una parte del tutto. La seconda edizione del festival indipendente, andata in scena il 28 e 29 agosto al Chiostro del Polo Culturale Sant’Agostino, ha mostrato quanto questa parte possa diventare grande quando la si guarda da vicino.
La risposta del pubblico è stata il dato più evidente: il Chiostro ha accompagnato con una partecipazione continua un programma pensato come un unico percorso, dalle conversazioni delle 20.00 fino agli ultimi set della notte. Il primo Micro.talk, “Come suona l’invisibile?”, ha messo in relazione suono, tecnologia e percezione con Simone Pappalardo, Nick Foglia e Stefano Sanguigni, aprendo una serata proseguita sul palco con Yumotramisa, Whitemary e Maria Rita Salvi.Il giorno successivo la prospettiva si è spostata sulle parole. “Cosa ci racconta una canzone?” ha riunito Mudimbi, Solidea Ruggiero e Sabina D’Oro, fondatrice di PinkNoises.it, media partner del festival, intorno alla canzone come forma narrativa e ai linguaggi attraverso cui oggi la musica viene scritta, ascoltata e raccontata. Da quella conversazione il programma è passato ai live di Eterno Futurista e Mudimbi, fino alla chiusura con Dj Aladyn, che ha salutato la seconda edizione nella notte del 29 agosto.
“Questa seconda edizione ci rende felici soprattutto per il modo in cui è stata vissuta”, racconta Roberta Chiodi, organizzatrice di Micro. “Le persone sono rimaste, hanno ascoltato, si sono spostate da un talk a un live, hanno scoperto qualcosa che magari non erano venute appositamente a cercare. Lo scorso anno abbiamo aperto questa possibilità, quest’anno l’abbiamo vista crescere. È da qui che vogliamo cominciare a pensare al prossimo.”
Una crescita percepibile anche nell’affluenza. “Quest’anno il pubblico è aumentato in modo molto significativo, probabilmente fino a raddoppiare, e per noi è un segnale importante”, aggiunge Alessandro Piccioni, tra gli organizzatori. “In un sistema musicale in cui la visibilità tende a concentrarsi sui circuiti più grandi, esiste una scena ampia, fatta di artisti e progetti di qualità che cercano occasioni reali di ascolto. Micro nasce anche per avvicinarsi a quella scena e metterla in relazione con un pubblico curioso.”
È questa relazione a restituire il senso più preciso del nome. Micro raccoglie parti diverse — un talk, un concerto, un’installazione, un dj set — e le mette abbastanza vicine da far emergere ciò che le lega. La seconda edizione si chiude con una partecipazione cresciuta, una fisionomia più definita e una città che ha abitato il festival fino all’ultimo set.
Dj Aladyn ha dato l’ultimo suono al 2026. Da lì, per Micro, è già cominciato il pensiero del prossimo anno.