Condividi:
Proseguono le indagini sul presunto caso di maltrattamenti ai danni di alcuni bambini in una scuola dell’infanzia della provincia di Ancona. Questo lunedì, alle 10.30, le due educatrici finite agli arresti domiciliari compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona per l’interrogatorio di garanzia. Le due donne, di 53 e 60 anni, sono accusate di maltrattamenti e abbandono di minori. I rispettivi legali sono al lavoro per esaminare l’ampia documentazione raccolta nel corso dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Ancona.
Gli avvocati stanno analizzando gli atti dell’indagine in vista dell’udienza, evitando al momento qualsiasi dichiarazione pubblica, considerata la fase ancora delicata del procedimento. L’indagine, condotta dai carabinieri, è partita nel mese di giugno dopo alcune segnalazioni. Gli investigatori hanno raccolto elementi attraverso servizi di osservazione che, secondo l’accusa, avrebbero documentato comportamenti violenti e vessatori nei confronti dei piccoli, tutti di età inferiore ai sei anni.
Secondo la Procura, le educatrici avrebbero sottoposto i bambini a ripetuti maltrattamenti fisici e psicologici, creando un clima di paura e intimidazione. Tra gli episodi contestati figurano schiaffi, pizzicotti, tirate di capelli, strattonamenti e spintoni, oltre a punizioni ritenute umilianti e degradanti.
Alle due donne viene contestato anche il reato di abbandono di minori. In base a quanto ricostruito dagli investigatori, in alcune occasioni i bambini sarebbero stati lasciati da soli nel giardino della struttura, senza sorveglianza, per diversi minuti.
Nel provvedimento che ha disposto gli arresti domiciliari, il gip evidenzia una presunta condotta sistematica incompatibile con il ruolo educativo ricoperto dalle indagate, descrivendo un contesto caratterizzato da violenze, minacce, umiliazioni e da una scarsa attenzione verso i minori affidati alle loro cure.
L’interrogatorio di garanzia rappresenterà il primo momento in cui le due educatrici potranno fornire la propria versione dei fatti oppure scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere, in attesa di completare l’esame degli atti dell’accusa.