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Sette indagati, sei persone fisiche e la società che ha acquisito il ramo d’azienda di Esplodenti Sabino.
È la svolta nelle indagini della Procura di Vasto sull’esplosione avvenuta il 9 luglio nello stabilimento di Casalbordino, costata la vita al 59enne Carlo Piscopo e nella quale è rimasto ferito un operaio di 54 anni.
Le ipotesi di reato contestate sono omicidio colposo, lesioni colpose e violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Alla società viene contestato anche l’illecito amministrativo previsto dalla normativa sulla responsabilità degli enti.
L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un passaggio necessario per consentire alle parti di partecipare agli accertamenti irripetibili.
Mercoledì, all’ospedale di Chieti, sarà infatti eseguita l’autopsia sul corpo del lavoratore, affidata al medico legale Pietro Falco. L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Vasto, Silvia Di Nunzio, chiamata a fare luce sulle cause della deflagrazione avvenuta nell’impianto specializzato nello smontaggio e nella disattivazione di munizioni militari.
L’episodio riporta alla memoria le precedenti tragedie che hanno segnato lo stabilimento di Casalbordino. Nel dicembre 2023 un’altra esplosione provocò la morte di tre operai durante le lavorazioni. Ancora prima, nel settembre del 2020, una deflagrazione costò la vita ad altri tre lavoratori.
Tre gravi incidenti nello stesso impianto in meno di cinque anni, con un bilancio complessivo di sette vittime e un ferito nell’ultimo episodio. Un dato che torna ora al centro dell’inchiesta e del dibattito sulle misure di sicurezza adottate in uno stabilimento che opera in un settore ad alto rischio.