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Le indagini sulle telefonate anonime che nelle ultime settimane hanno seminato paura nella Vallesina sarebbero a una svolta. I carabinieri avrebbero infatti individuato un giovane dello Jesino, appassionato di tecnologia, che potrebbe essere il responsabile della lunga serie di allarmi bomba e minacce che hanno coinvolto scuole, uffici pubblici e strutture sanitarie tra la fine di maggio e l’inizio di giugno.


Il cerchio si starebbe stringendo attorno a uno studente ventenne residente nel territorio jesino. Gli investigatori del Nucleo Radiomobile stanno lavorando nel massimo riserbo, ma gli accertamenti condotti nelle ultime settimane avrebbero consentito di risalire a un sospettato. Secondo quanto emerso, il giovane avrebbe utilizzato strumenti informatici e applicazioni capaci di alterare la voce, rendendola di volta in volta maschile, femminile o metallica, così da rendere più difficile la sua identificazione.


Le chiamate hanno provocato momenti di forte tensione in diversi centri della Vallesina. Nel mirino sono finite le scuole di Pianello e Moie, i municipi di Monte Roberto e Castelbellino, il McDonald’s di Jesi, la delegazione comunale di Castelbellino che ospita la polizia locale e perfino il pronto soccorso dell’ospedale Carlo Urbani.


Particolarmente delicato l’episodio avvenuto al triage dell’ospedale jesino, dove una telefonata minatoria ha costretto il personale ad adottare immediatamente misure di sicurezza. Le porte sono state chiuse dall’interno per proteggere pazienti e operatori presenti in quel momento.
Tra gli episodi più gravi figurano anche quelli che hanno coinvolto gli istituti scolastici. Alla scuola media Pascoli l’allarme ha portato all’evacuazione di circa 240 studenti, mentre il giorno successivo una minaccia ha fatto saltare la festa di fine anno della scuola dell’infanzia Collodi. Bambini e famiglie erano già pronti per assistere alla recita quando è arrivata la telefonata intimidatoria che ha costretto tutti a lasciare la struttura.
Gli inquirenti sono arrivati alla possibile identificazione del responsabile attraverso l’analisi dei tabulati telefonici e dei canali telematici utilizzati per effettuare e mascherare le chiamate. Se i sospetti dovessero trovare conferma, il giovane potrebbe dover rispondere di procurato allarme, minacce aggravate e interruzione di pubblico servizio, reati che prevedono conseguenze particolarmente pesanti.

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