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Dopo 48 ore di silenzio, l’ex segretaria del Pd Marche Chantal Bomprezzi rompe il silenzio e affida ai social un lungo post con le motivazioni del suo passo indietro, arrivato dopo la vittoria del centrodestra nei 4 Comuni più grandi, ma chiesto da alcune anime del suo partito già dopo la riconferma di Acquaroli alle Regionali del 2025.

"Questo non sarà un post politically correct, ma solo la verità.
Scrivo a mente fredda dopo le mie dimissioni da Segretaria regionale. È stata una delle scelte più dolorose della mia vita. Una scelta comunicata al Partito, che non doveva finire sulla stampa così, senza rispettare fasi e percorsi. Ma come sempre, qualche buon scorretto l’ha fatta trapelare. Quindi ora dico la mia, anche perché ritengo che qualche motivazione sia dovuta.
Ho deciso di dimettermi perché, purtroppo, il progetto che portavo avanti come Segretaria regionale è stato distrutto, in una data precisa: il 28 giugno 2025.
In quella data ci fu un’assemblea regionale che non mi scorderò mai.

Con una prepotenza, una violenza, e una scorrettezza mai viste, in barba a tutte le regole del partito, a tutto il percorso fatto, a tutti gli accordi presi, con un blitz, si votò una cosa completamente diversa".

Il riferimento è all’imposizione dell’allora candidato governatore Matteo Ricci di mettere in lista per la terza volta (il regolamento consentiva un massimo di due mandati) l’ex assessore regionale di Fermo, Fabrizio Cesetti, il quale non aveva neanche chiesto formalmente la deroga. Due pesi e due misure visto che tale concessione non fu data ad Antonio Mastrovincenzo che invece fu fatto candidare in una civica. 

"Purtroppo rimasi sola, o quasi, quel giorno, a difendere il partito e la giustizia di una comunità di fronte alla prepotenza e agli interessi politici, personali e soprattutto economici, dei singoli.

Da quel giorno i fatti sono che non ho più potuto guidare un processo, ma solo subirlo.
Perché sono andata avanti fino ad ora? Perché non rappresentavo me stessa. Per quel famoso “senso di responsabilità”, per cui prima “ci sono le elezioni regionali,” poi perché le cose “vanno condivise con il nazionale”, poi “perché ora dobbiamo pensare al referendum”, poi “perché ora ci sono le amministrative non dobbiamo creare tensioni”.

E poi perché, sinceramente, quando si è creduto tanto in qualcosa ed è stato distrutto con un blitz, mi sembrava ingiusto mollare.

Occorre però accettare i fallimenti e le sconfitte. Mi viene in mente quel passaggio della canzone di Ornella Vanoni che fa: “Bisogna imparare ad amarsi in questa vita
Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita…”.

Ma c’è anche un’altra motivazione per cui mi dimetto ora. In questi mesi la mia reputazione è stata presa a picconate: prima ero quella che si è fatta le regole da sola per essere eletta in consiglio regionale; poi quella rimasta attaccata alla poltrona (quale? che facevo tutto a gratis e vivo del mio lavoro?); poi quella che ha blindato la candidatura del marito (il candidato sindaco sindaco per i dem a Senigallia Dario Romano, sconfitto da Olivetti del centrodestra - ndr)…ebbene, quando è troppo è troppo.

Mi sono dimessa perché non voglio essere la causa di tensioni. Voglio che il partito sia libero di discutere, che si abbassino i toni. Soprattutto ora che dobbiamo presentarci come alternativa politica al Paese. Non voglio essere un fastidio, per nessuno.

Chiudo con delle scuse, dei ringraziamenti, e due appelli.

Chiedo scusa alle persone che hanno sostenuto questo progetto fino alla fine, con lealtà, abnegazione e generosità. Vi chiedo scusa se non ho condiviso questa mia scelta con voi. Non l’ho fatto perché mi avreste convinto a restare ancora. Vi voglio bene, siete un esempio per questo partito. E vi ringrazio, tanto, per aver affidato a me questo progetto.
Un enorme grazie anche a tutti coloro che nei vari ruoli in questi 3 anni hanno dato una mano alla causa, a partire dagli iscritti ma anche i non iscritti, che hanno messo a disposizione le loro preziose competenze e la loro esperienza.Ci tengo anche a ringraziare tutti coloro che in questi giorni hanno dedicato un po’ del loro tempo per scrivermi e chiamarmi. Ho percepito tanto affetto.

Il mio appello lo rivolgo ai militanti e ai dirigenti per bene del partito marchigiano: siete la maggioranza, ribellatevi alle poche mele marce che continuano a fare danni e a renderci uno dei partiti regionali più litigiosi d’Italia. Non vi fate usare, non abbiate paura. Cercate di approfittare di questo momento di transizione per ripartire, finalmente, con il piede giusto.

Un ultimo appello al partito nazionale: state facendo un ottimo lavoro, ma dovete avere più coraggio. Ritengo che qui nelle Marche si sia persa una grande opportunità di superare le solite divisioni, che non sono altro che personalismi incancreniti nel tempo. Qui c’era una nuova classe dirigente che andava maggiormente aiutata. Credo che li abbiate ascoltati poco, fidandovi di più dei capicorrente locali.
Ora il mio cuore è rotto, come canta il mio amato Tiziano Ferro. Volevo cambiare un po’ le cose ma non ci sono riuscita. Ho fatto tanti errori, non sono stata all’altezza. Ma credetemi, ce l’ho messa proprio tutta. E, per riprendere le parole di Ornella, ho vissuto ogni istante fino all’ultima emozione….Grazie".

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