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ORTONA - Un uomo di 34 anni, originario del Sudan, è stato fermato con l’accusa di essere uno scafista dopo lo sbarco avvenuto a Ortona della nave Life Support, missione della Ong Emergency fondata da Gino Strada. Il giovane sarebbe stato alla guida di un gommone nero con a bordo 38 migranti, intercettato e soccorso a circa 32 miglia dalle coste libiche.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della squadra mobile di Chieti, l’uomo avrebbe tentato di confondersi tra i profughi una volta giunto a terra. Tuttavia, alcuni elementi raccolti durante le indagini hanno fatto emergere sospetti sempre più concreti sul suo ruolo. In particolare, almeno due persone presenti sul gommone lo hanno riconosciuto con certezza come il conducente dell’imbarcazione durante la traversata nel Mediterraneo.

A rafforzare il quadro accusatorio, gli agenti coordinati dal commissario capo Francesco D’Antonio hanno rinvenuto addosso al 34enne un dispositivo GPS, ritenuto uno strumento utilizzato per orientarsi lungo la rotta verso le coste italiane. Un dettaglio che, insieme alle testimonianze raccolte, ha contribuito a delineare la posizione dell’indagato. L’arresto è stato eseguito su disposizione del sostituto procuratore Giancarlo Ciani. Attualmente l’uomo si trova detenuto nel carcere di Madonna del Freddo, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

È accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e dovrà comparire davanti al giudice per l’udienza di convalida, durante la quale verrà interrogato. L’episodio si inserisce nel più ampio contesto delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale, dove le organizzazioni umanitarie continuano a intervenire per salvare vite umane, mentre le autorità proseguono le attività investigative per contrastare il traffico di esseri umani.

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