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L’AQUILA - Una massa imponente di neve e detriti ha travolto e sepolto il rifugio delle Solagne, nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso, senza lasciare traccia della struttura. L’evento si è verificato sul versante sud del Monte Corvo, a quota 2.623 metri, nella valle del Chiarino. Solo per una fortunata coincidenza non si registrano vittime: al momento della valanga, infatti, non risultavano presenti alpinisti o escursionisti nella zona.
Al posto dello stazzo, un tempo punto di riferimento per pastori e camminatori, oggi si estende un accumulo compatto di neve alto fino a venti metri. La costruzione è stata completamente inghiottita, resa irriconoscibile dalla forza dell’evento. Le prime ricostruzioni parlano di un distacco improvviso e di grandi dimensioni, capace di riversarsi a valle con una potenza distruttiva.Tra i primi a documentare quanto accaduto c’è Davide Peluzzi, esploratore e alpinista, presidente dell’associazione Explora, che ha raccolto immagini e testimonianze direttamente sul posto. Dalle sue osservazioni emerge la portata eccezionale della valanga, descritta come una massa gigantesca scesa rapidamente lungo il pendio fino a investire l’area del rifugio.
L’episodio riporta alla memoria eventi simili già registrati nella stessa zona circa trent’anni fa, a conferma della fragilità di un territorio soggetto a fenomeni naturali estremi. Le condizioni meteo e l’accumulo nevoso delle ultime settimane potrebbero aver contribuito al distacco, anche se saranno necessari ulteriori accertamenti per chiarire le cause precise.
L’area resta sotto osservazione, mentre cresce l’attenzione sulla sicurezza in montagna e sulla necessità di monitorare costantemente i versanti più esposti al rischio valanghe.