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APECCHIO – Un’inchiesta della Procura di Perugia, condotta dalla polizia, ha portato allo smantellamento di una presunta setta con base in un casolare nel territorio umbro di Pietralata. L’indagine ha però coinvolto anche la provincia di Pesaro-Urbino, in particolare il Comune di Apecchio, dove alcuni degli appartenenti avrebbero vissuto e lavorato negli ultimi anni.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbero Alfredo Mangone e la compagna Tatiana Ionel, arrestati nei giorni scorsi. Le accuse sono pesanti: truffa per circa 500mila euro ai danni delle vittime, minacce e, per l’uomo, anche presunti abusi sessuali.

Nel piccolo centro marchigiano la notizia ha suscitato forte preoccupazione. «Parliamo di alcune persone arrivate in paese in cerca di lavoro e di una sistemazione – ha spiegato il sindaco Vittorio Nicolucci –. Alcune nel frattempo sono andate via, mentre altre sembrano ancora presenti e riconducibili a questo contesto».

Secondo quanto riferito, nessuno avrebbe immaginato uno scenario di questo tipo. «Si percepiva un certo alone di mistero – prosegue il primo cittadino – legato a corsi di erboristeria o a una visione del mondo particolare, ma nulla che facesse pensare a possibili reati».

Il sindaco ha sottolineato il clima che si respira in queste ore ad Apecchio: «Tra i cittadini c’è sgomento e inquietudine. Confidiamo che le forze dell’ordine e gli organi competenti facciano piena luce sulla vicenda».

Per quanto riguarda la presenza del presunto leader sul territorio, Nicolucci precisa di non averlo mai incontrato personalmente, anche se alcune testimonianze parlerebbero di incontri e raduni avvenuti in passato nelle aree al confine con l’Umbria, prima dell’acquisto della struttura finita al centro delle indagini.

L’inchiesta è ancora in corso e dovrà chiarire l’estensione del fenomeno e il coinvolgimento delle persone legate al territorio marchigiano.

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