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ANCONA – I gruppi assembleari di opposizione del Consiglio Regionale delle Marche hanno annunciato la richiesta di istituzione di una commissione di inchiesta sullo scandalo plasma. Alla luce delle nuove documentazioni emerse, che dimostrano la conoscenza delle criticità da parte dei vertici regionali, i capigruppo e i consiglieri di opposizione denunciano una grave crisi di sistema e chiedono verità e responsabilità.

«Dall’analisi degli elementi emersi - afferma la capogruppo del Partito Democratico Valeria Mancinelli - emerge chiaramente come non ci troviamo di fronte a episodi accidentali o imprevedibili, bensì a una preoccupante crisi di sistema. Le criticità strutturali venute alla luce lasciano presagire che lo stato di salute del sistema sanitario regionale sia compromesso in modo ben più ampio. Il circuito della lavorazione del plasma, unitamente ai pronto soccorso – il cui collasso abbiamo già segnalato – costituisce una colonna portante del servizio, specialmente nelle fasi di assistenza acuta e urgente. Le disfunzioni rilevate certificano una evidente mancanza di governo della situazione, con precise responsabilità politiche. Responsabilità che non possono trovare assoluzione attraverso un tentativo di scaricabarile su funzionari e tecnici. La commissione di inchiesta richiesta ha la finalità di accertare le responsabilità gestionali e politiche, oltre che di individuare soluzioni strutturali. Qualora la maggioranza dovesse respingere la richiesta, valuteremo ogni altra iniziativa prevista dall’ordinamento, nessuna esclusa, anche nei confronti del Presidente e dell’Assessore».

A ricostruire la storia dello scandalo plasma è il consigliere regionale del Partito Democratico Antonio Mastrovincenzo: «Già nel 2023, la dottoressa Siracusa, direttrice del Dipartimento, aveva formalizzato le problematiche strutturali dell’Officina del Sangue, sottoponendo all’assessore Saltamartini un piano di rafforzamento dell’organico che è stato oggetto di totale inerzia amministrativa. Nel 2024, io stesso avevo denunciato la riduzione dell’organico da 10 a 7 unità, sollecitando la Giunta regionale ad adottare misure per tutelare la continuità operativa della raccolta del plasma. Nel 2025, tale quadro critico veniva confermato dalla nota del gruppo di lavoro per la definzione del personale tecnico composto da tre dirigenti medici, i quali tornavano a sottolineare l’insufficienza delle misure adottate. A ciò si sono aggiunte le segnalazioni dell’Avis e delle organizzazioni sindacali, che hanno denunciato il perdurare di criticità irrisolte. Nonostante ciò, negli ultimi tre anni le Giunte Acquaroli non hanno adottato alcun provvedimento correttivo. La situazione è esplosa nelle ultime settimane con le sacche di plasma gettate nell’immondizia. Uno scandalo aggravato dalla disposizione del dirigente del Dipartimento Salute, dott. Draisci, il quale, pur nella piena consapevolezza delle criticità operative, ha ordinato di mantenere i volumi di raccolta per scongiurare risvolti mediatici negativi. Un fatto gravissimo, a conoscenza dell’assessore Calcinaro».

«Quello che è avvenuto - sottolinea il consigliere regionale di Progetto Marche Vive, Michele Caporossi - è insostenibile e conferma l’urgenza di una unità di crisi che governi un sistema sanitario regionale in forte difficoltà. Non hanno voluto ascoltare la nostra proposta di collaborare e questo è grave perché la salute deve essere tema di tutti».

«Nelle Marche - evidenzia il consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra, Andrea Nobili - il sistema plasma è scivolato in un corto circuito istituzionale: controllore e controllato coincidono. La dottoressa Salvoni, responsabile del Centro Regionale Sangue, che ha funzioni di vigilanza indipendente, il 25 marzo 2026 è stata nominata referente dell’Officina Trasfusionale. Invece di rispondere del mancato controllo, è stata "promossa": arbitro e giocatore sono la stessa persona. L’incarico le è stato conferito proprio "in qualità di responsabile del Centro Regionale Sangue". Un possibile conflitto di interessi inaccettabile dopo uno scandalo di tale portata, dove trasparenza e terzietà sono essenziali per recuperare la fiducia di cittadini e donatori».

«Quando la settimana scorsa è scoppiato lo scandalo - dichiara la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Marta Ruggeri - il Presidente Acquaroli e l’Assessore Calcinaro ci avevano detto di aver appena appreso la notizia. Oggi, alla luce della documentazione emersa dall’inchiesta di Fanpage, che ha reso note le corrispondenze del dottor Draisci volte a incentivare la raccolta del plasma nonostante le criticità strutturali, sappiamo che ciò non è assolutamente vero, poiché le disposizioni del dirigente del Dipartimento Salute della Regione Marche erano state trasmesse anche all’Assessore. Si configurano dunque precise responsabilità politiche di non poco conto e la commissione di inchiesta avrà lo scopo di accertarle. È necessario verificare se vi siano state dichiarazioni non veritiere rese in Consiglio Regionale o se vi sia stata una colpevole sottovalutazione. In ogni caso, è imperativo fare chiarezza: quanto accaduto, oltre a ledere la generosità dei donatori, configura anche un danno erariale per la Regione Marche, considerati anche i costi relativi allo smaltimento del plasma come rifiuto speciale, oltre ad aver dilapidato un patrimonio si solidarietà che poteva essere trasformato in farmaci salvavita».

«Quanto avvenuto - conclude il consigliere regionale della Lista Ricci, Massimo Seri - è il risultato di ripetuti segnali di allarme rimasti inascoltati. Una di quelle tragedie che si verificano quando le problematiche, anziché essere affrontate tempestivamente, vengono sistematicamente ignorate. La commissione di inchiesta si rende dunque indispensabile per ricostruire la verità dei fatti, evitando tentativi di scaricabarile sul personale tecnico».

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