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MORROVALLE - In cinque anni, le Marche hanno perso 4.112 attività agricole, pari a un calo del 16,1%. Una flessione particolarmente, evidente tra il 2022 e il 2024, periodo in cui si registrano i numeri più allarmanti.
I dati incrociati della Camera di Commercio Regionale e della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) rilevano un quadro di complessiva flessione pur in una situazione nazionale declinante. Sul comparto paiono addensarsi numerose preoccupazioni rilevanti anche per l’introduzione del Mercosur definito il più grande mercato di libero scambio fra l’Ue e Brasile Argentina, Uruguay e Paraguay la cui definizione ha visto crescere moltissime proteste in tutto il Vecchio Continente.
Una nutrita piattaforma di produttori agricoli e associazioni animerà il Primo Forum regionale per la difesa del settore primario. L’iniziativa, dal titolo: “Mercosur: chi paga il conto? Cibo e salute, agricoltura e territorio: tra accordi europei e spesa quotidiana”, sarà di scena sabato 28 marzo, dalle ore 10, a Morrovalle nella sala conferenze di Palazzo Lazzarini sede del museo cittadino.
L’originale forum è stato organizzato dalle associazioni culturali Marche Terre Libere e Anima Mundi green Life che hanno unito le loro esperienze sociali, culturali ed ambientali fungendo da raccordo con i rappresentanti di categoria.
“Il comparto agricolo marchigiano consta di circa 3.800 imprese per una superficie di poco meno di 600.000 ettari, la provincia più popolata di imprese è la provincia di Macerata con 1.700 imprese. Per questa ragione -spiegano gli organizzatori-abbiamo scelto una località del maceratese, all’interno di una regione centrale per tutto il comparto in cui l’80,8% della Sau è coltivata a seminativi, con i cereali per la produzione di granella come coltura prevalente; l’11,8% sono prati e pascoli e il 7,3% a legnose agrarie . Gli alveari, gli avicoli e gli ovini sono le tipologie di allevamenti che nelle Marche contribuiscono di più ai totali nazionali (4,9%, 2,9% e 2,1%) mentre le aziende agricole con centro aziendale nelle Marche sono oltre 33mila (3% del totale Italia)”.
Tra i relatori, moderati da Orietta Baldelli, Alessandro Cacciamani (Membro del Comitato Agricoltori Maceratesi), Matteo Carboni (Presidente Cia Agricoltori Italiani Ascoli Piceno-Fermo- Macerata), Giuseppe Paolini (Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino e Presidente Upi Marche), Debora Cuini (Responsabile Provinciale Medici per l’Ambiente, Presidente Anima Mundi Green Life), Marianella Fioravanti, (esperta in Relazioni internazionali, Vicepresidente Associazione Marche Terre Libere).
“Il trattato Mercosur -spiegano gli organizzatori- nasce per favorire il commercio di alcuni settori produttivi (automotive, industria farmaceutica.) ma è mortale per quello agricolo. Nessun vantaggio quindi per gli agricoltori europei ed italiani né per i cittadini, perché senza applicazione del principio di reciprocità importeremo cibo che non rispetta i nostri rigidi standard di produzione in termini di sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e tutela dei lavoratori. Non solo, sarà l’ennesimo caso di concorrenza sleale considerando il differenziale del costo di produzione che grava sulle spalle degli agricoltori particolarmente elevato per quelli europei ed italiani, con conseguenze potenzialmente rovinose sui prezzi”
“Inoltre- scrivono in una nota i promotori dell’evento-In Sudamerica sono consentiti trattamenti e pratiche produttive banditi da anni nel nostro continente. Per quanto riguarda gli allevamenti, ad esempio, è consentito l’impiego di ormoni della crescita per accelerare l’ingrasso degli animali mentre da noi è vietato da più di 30 anni poiché considerato potenzialmente dannoso per la salute dei consumatori. Senza contare la sorveglianza quasi inesistente sull’utilizzo di antibiotici.
Regole che i nostri allevatori seguono all’interno di una filiera completamente tracciata e soggetta a rigidi controlli. Inoltre con l’accordo Mercosur le multinazionali della chimica avranno maggiore facilità a vendere in Sudamerica fitofarmaci vietati nell’Unione Europea che finirebbero nei nostri cibi, proprio con le importazioni agevolate dal Mercosur. Finirebbe il ruolo dell’agricoltore come custode dei cibi che la terra produce”

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