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ANCONA - Per far saltare I bancomat venivano utilizzate le cosiddette “marmotte”, ordigni riempiti con materiale esplodente inseriti nello sportello automatico per scardinare il bancomat in pochi secondi. Subito dopo l’esplosione, il gruppo si muoveva velocemente per recuperare il denaro e allontanarsi prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Proprio dopo quel colpo, nella notte del 29 luglio dello scorso anno, i quattro componenti della banda erano stati bloccati dai carabinieri del nucleo investigativo di Ancona e del nucleo operativo di Jesi. Ora per loro è arrivata la condanna. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ancona ha accolto la richiesta di patteggiamento presentata dalle difese. Le pene vanno da quattro anni e dieci mesi di reclusione per due degli imputati a tre anni e dieci mesi per gli altri due. Per tutti è stata disposta la misura degli arresti domiciliari, per due con l’applicazione del braccialetto elettronico. La sentenza arriva al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura di Ancona che ha permesso di ricostruire nel dettaglio l’attività del gruppo. Secondo quanto accertato dagli investigatori, la banda agiva con un’organizzazione precisa. Prima dei colpi venivano rubate auto e targhe oppure clonati i numeri di immatricolazione per raggiungere gli obiettivi senza essere identificati. In molti casi i veicoli utilizzati per i furti venivano cendiati per cancellare eventuali tracce utili alle indagini. Nel corso delle perquisizioni i carabinieri hanno sequestrato anche armi: una pistola semiautomatica con munizioni, risultata clandestina, e un fucile da caccia. Gli investigatori hanno inoltre accertato che il gruppo era pronto anche a eventuali inseguimenti con le forze dell’ordine e aveva a disposizione chiodi a tre punte da lanciare sull’asfalto per bloccare le pattuglie. In totale agli imputati sono stati contestati cinquantasei capi di imputazione tra assalti riusciti e tentati ai bancomat nelle province di Ancona, Macerata e Pesaro Urbino. Un’indagine lunga e complessa che ha permesso di ricostruire tutti i colpi attribuiti al gruppo e che ora si chiude con le condanne decise dal tribunale di Ancona.


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