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SAN BENEDETTO - Si torna a discutere dell’ipotesi di realizzare un dormitorio per senza dimora nella casa del custode di Villa Rambelli, in via Silvio Pellico, sulla Statale 16, di fianco all’ospedale "Madonna del Soccorso". Dopo l’affollata assemblea di quartiere di venerdì scorso, alcuni cittadini hanno inviato una lettera al Commissario Straordinario del Comune di San Benedetto, Rita Stentella, e alla Prefettura di Ascoli. Di seguito il contenuto della missiva.

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I sottoscritti cittadini residenti nel Comune di San Benedetto del Tronto premesso che: il complesso immobiliare costituito da villa, parco e pertinenze è stato oggetto di specifiche disposizioni testamentarie del signor Rambelli Pietro, deceduto in San Benedetto del Tronto il 30.01.1999, il quale ha disposto delle proprie sostanze con testamento olografo pubblicato con Atto Pubblico per Notaio Danilo Stefani del 17.09.1999, Rep. N. 3718, Raccolta N. 428, registrato in San Benedetto del Tronto il 24.09.1999.

Il testamento dispone tra l’altro del complesso immobiliare denominato “Villa Cerboni-Rambelli” sito a San Benedetto del Tronto in Via Silvio Pellico n. 48 e dell’intero suo contenuto, come unicum inscindibile con destinazione culturale e museale al servizio della cittadinanza sambenedettese, configurando un progetto unitario non suscettibile di interpretazioni difformi. Dalla lettura sistematica delle disposizioni emerge la volontà del testatore di preservare l’unitarietà del complesso e la sua funzione culturale e pubblica, con la casa del custode quale struttura di servizio funzionalmente connessa al bene principale e vincolata da legato quale abitazione “vita sua natural durante” in favore dell’allora custode signor Pietro Fares con la sua famiglia. La villa, il parco e la casa del custode sono beni di elevato valore storico e culturale, tanto che il Fai ha inserito tale compendio immobiliare nell’ambito dei beni culturali di elevato interesse, rendendolo oggetto di manifestazioni annuali all’interno di visite guidate organizzate.

Il complesso immobiliare deve essere reso e restare fruibile, per espressa volontà del testatore, alla cittadinanza sambenedettese e ai potenziali visitatori, per scopi culturali e museali, mentre la collocazione di un dormitorio all’interno del complesso, secondo processi decisionali mai chiariti alla cittadinanza e ancora non consacrati in alcun atto amministrativo, avverrebbe contravvenendo alle prescrizioni testamentarie, mortificando il valore storico e culturale del lascito. La città di San Benedetto non ha altri immobili di questo pregio ed è opportuno, vista la sua destinazione testamentaria, valorizzare il complesso immobiliare, renderlo attrattivo per cittadini, scolaresche e turisti e crearvi un qualificato centro culturale. La volontà del testatore, come risultante dall’atto testamentario, appare chiara nel configurare un sistema unitario destinato alla fruizione pubblica e culturale, comprensiva delle pertinenze e dei fabbricati di servizio.

Il mutamento di destinazione della casa del custode in struttura di accoglienza notturna risulta estraneo alla funzione prevista e in contrasto con l’impianto testamentario. La tutela dei beni culturali vincolati impone la salvaguardia della destinazione compatibile con l’interesse storico-artistico del complesso e la sua integrità funzionale. Considerato che: la solidarietà sociale rappresenta un valore condiviso, ma da attuarsi attraverso soluzioni compatibili con la normativa, con la pianificazione dei servizi sociali e con progetti di reinserimento, sempre in coerenza con la destinazione dei beni pubblici interessati. L’imposizione di destinazione non prevista nel testamento altererebbe l’equilibrio e l’unitarietà di scopo del complesso e la libera circolazione all’interno del parco, generando criticità sotto il profilo giuridico e legittimando l’azione di risoluzione delle disposizioni testamentarie “ad istanza di qualunque interessato o del Pm a norma dell’art. 648 c.c.”.

Che un tale inadempimento determinerebbe la perdita della proprietà del compendio da parte del Comune di San Benedetto del Tronto, e conseguentemente il grave danno erariale conseguente alla perdita di fondi assegnati e stanziati dalla Regione Marche, finalizzati alla ristrutturazione della villa in conformità con il vincolo di destinazione impresso al compendio immobiliare. Che alla luce delle osservazioni emerse in occasione del dibattito pubblico del 20 febbraio 2026 e dei contributi ivi espressi da legali e operatori del settore dell’accoglienza, la destinazione della casa del custode a struttura di accoglienza notturna non è giuridicamente sostenibile, né risulta supportata da un quadro progettuale complessivo che definisca modalità gestionali, presidi sociali e misure di sicurezza; appare invece configurata come soluzione contingente e non inserita in una programmazione organica delle politiche sociali territoriali, ed inciderebbe con tutta evidenza sull’equilibrio funzionale del complesso immobiliare e sul contesto urbano circostante, senza adeguata valutazione preventiva degli impatti.

Che le criticità rilevate non attengono ad un ripudio della finalità solidaristica, pienamente riconosciuta e condivisa dalla città, come reso evidente dai molti dormitori disseminati sul nostro territorio, ma attengono esclusivamente alla evidente inidoneità del sito, individuato senza alcun confronto né ascolto né informativa ai cittadini, rispetto alla destinazione impressa dal lascito testamentario, alla natura storico-culturale del complesso e alle esigenze di programmazione amministrativa e territoriale. Tutto ciò premesso, i sottoscrittori della presente chiedono al Commissario Straordinario del Comune di San Benedetto del Tronto ed all’Ecc.mo Prefetto di Ascoli Piceno, ciascuno per le rispettive competenze: 1. di revocare e annullare ogni iniziativa e procedimento finalizzati alla realizzazione nella casa del custode di un dormitorio o di ogni attività non conforme alla volontà testamentaria; 2. di garantire il rispetto integrale della destinazione del complesso così come risultante dal testamento e dagli atti di vincolo.

Di avviare un confronto pubblico con i residenti e con la cittadinanza tutta, costituendo Villa Cerboni Rambelli un bene comune della città di San Benedetto del Tronto, ponendo fine ad un procedere fatto di interlocuzioni “riservate” con il comitato di quartiere, che si è appalesato non rappresentativo, relativamente alla questione in oggetto, della volontà dei residenti nel quartiere, come evidenziato dalla riunione del 20/2/2026, né della volontà della città tutta, al fine di individuare soluzioni alternative per le politiche sociali e per l’esigenza contingente, senza pregiudicare il bene culturale comune, provocando altresì un ingente danno erariale; 4. di rendere pubblici gli atti istruttori e le valutazioni tecnico-amministrative poste a fondamento della scelta, rendendo trasparenti le presunte ragioni di compatibilità della destinazione proposta con il vincolo testamentario e con la disciplina dei beni culturali; 5. di fornire riscontro formale alla presente istanza. San Benedetto del Tronto.

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