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San Benedetto del Tronto si prepara a commemorare il sessantesimo anniversario del naufragio del motopesca “Pinguino”, affondato nella notte tra il 19 e il 20 febbraio 1966 nell’Atlantico, a circa sette miglia da Cabo Blanco, lungo la costa della Mauritania.

A bordo dell’imbarcazione c’erano tredici uomini: otto marittimi sambenedettesi, tre provenienti da Lampedusa, un cuoco di Grottammare e un marinaio originario di Formia. Una tragedia che segnò profondamente la comunità rivierasca. Il mare restituì soltanto quattro corpi, mentre le cause dell’affondamento non sono mai state chiarite in via definitiva. Tra le ipotesi avanzate nel tempo si parlò di un’esplosione a bordo o di una collisione con un peschereccio giapponese che si sarebbe poi allontanato senza prestare soccorso.

Alle vittime del “Pinguino” è oggi intitolato il piazzale sud dell’approdo turistico cittadino, luogo simbolico per una città che ha costruito la propria identità attorno al mare e alla pesca.

Le iniziative commemorative, organizzate dal Comune di San Benedetto del Tronto insieme al Circolo dei Sambenedettesi, prenderanno il via alle 10.30 nella sala convegni del Museo del Mare, dove sarà proiettato il video “L’ultimo viaggio”, realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario della tragedia. A mezzogiorno è prevista la deposizione di una corona di fiori presso la lapide collocata al molo nord Rodi, sulla quale sono incisi i nomi dei marittimi scomparsi.

La vicenda del “Pinguino” è legata anche a un’altra pagina dolorosa della marineria locale: tra le imbarcazioni che recuperarono uno dei corpi vi era infatti il motopesca “Rodi”, che quattro anni più tardi sarebbe affondato a sua volta nell’Adriatico, portando con sé l’intero equipaggio.

Un doppio lutto che continua a vivere nella memoria collettiva della città, a testimonianza del legame profondo tra San Benedetto e il suo mare.

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