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A quasi ottanta giorni dall’allontanamento dalla cosiddetta «casa nel bosco», la vicenda della famiglia anglo-australiana continua a far discutere. Al centro dell’attenzione restano le difficoltà emerse all’interno della casa famiglia che ospita i tre bambini insieme alla madre, Catherine. Secondo una nuova relazione redatta dalla struttura, il clima sarebbe ancora segnato da tensioni e contrasti, con una figura materna descritta come poco collaborativa e spesso in aperto disaccordo con il lavoro degli operatori.

Il documento evidenzia un atteggiamento definito «ostile» da parte della donna, già segnalato nei mesi scorsi anche da un’assistente sociale il cui operato era stato contestato, senza successo, dai legali della famiglia. Una valutazione che arriva mentre proseguono le perizie psicologiche disposte dal Tribunale. Anche oggi, come avviene ogni venerdì, si è svolto un nuovo incontro con la psicologa incaricata di redigere una relazione destinata ai giudici entro i prossimi quattro mesi. Un colloquio conoscitivo durato circa due ore, che secondo l’avvocato della famiglia, Marco Femminella, si sarebbe svolto in un clima di «buona empatia». Lo stesso legale, però, non risparmia critiche alla relazione della casa famiglia, sottolineando come «ognuno dovrebbe attenersi al proprio ruolo».

Nel testo firmato dai responsabili della struttura, Catherine viene descritta come profondamente provata dalla situazione, al punto da suggerire un supporto psicologico. Nella relazione si parla di una crescente difficoltà nel dialogo con l’equipe educativa e di una mancanza di fiducia generalizzata che, secondo gli operatori, finirebbe per riflettersi anche sui bambini, desiderosi di tornare nella loro abitazione originaria. Valutazioni che assumono un peso particolare se messe a confronto con un precedente documento della Asl di Chieti, che nei giorni scorsi aveva invece ipotizzato la possibilità di un ricongiungimento familiare, purché nel rispetto delle esigenze di crescita dei minori.

Dalla nuova relazione emergono inoltre divergenze su temi specifici, come la somministrazione dei vaccini e la presenza di un’educatrice durante le lezioni che i bambini stanno seguendo all’interno della struttura. Più dialogante, secondo quanto riportato, sarebbe l’atteggiamento del padre, Nathan, che avrebbe svolto un ruolo di mediazione tra la moglie e gli operatori.

A sostegno della famiglia sono arrivati anche alcuni parenti dall’Australia. La madre e la sorella di Catherine hanno fatto visita alla coppia nella casa famiglia, incontrando anche i bambini. «È stato un momento pieno d’amore», hanno raccontato, spiegando di aver ritrovato i piccoli profondamente cambiati e visibilmente turbati rispetto al passato. Una testimonianza che si aggiunge a un quadro già complesso, in attesa delle prossime valutazioni ufficiali da parte degli esperti incaricati dal Tribunale.

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