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I lavoratori di Conerobus confermano lo sciopero di 24 ore in programma per il 29 gennaio e chiedono di poter esprimere la propria posizione attraverso un referendum sul piano di risanamento aziendale. A renderlo noto sono le sigle sindacali Filt Cgil, Uiltrasporti e Faisa-Cisal, al termine dell’assemblea dei dipendenti che rappresenta circa 410 addetti della società di trasporto pubblico di Ancona.
La protesta, la terza dall’autunno 2025 e la seconda di un’intera giornata, nasce dalla difficile situazione finanziaria dell’azienda, controllata dal Comune di Ancona e gravata da debiti verso istituti di credito e fornitori per circa 18 milioni di euro. I sindacati hanno inoltre annunciato che nella giornata di lunedì non verrà firmato alcun accordo, in attesa dell’esito del referendum previsto per la prossima settimana, che coinvolgerà tutti i lavoratori chiamati a pronunciarsi sulle misure contenute nel piano.
Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, il piano presentato dall’azienda a banche e tribunale prevede una revisione degli accordi di secondo livello per ridurre i costi, l’inserimento di 66 dipendenti nel Fondo di solidarietà con una riduzione salariale fino all’80% e, qualora tali interventi non fossero sufficienti, la cancellazione dell’accordo regionale sulla produttività, pari a 250 euro mensili. Tra le ipotesi figurano anche l’esternalizzazione delle officine e la rinegoziazione dei contratti di servizio con Regione Marche e Comune di Ancona.
Tra i lavoratori, spiegano i sindacati, restano numerosi dubbi: dal ruolo che intende svolgere la politica all’effettiva capacità delle misure di scongiurare il fallimento, fino alla scelta che consentirebbe solo a 10 dei 66 dipendenti coinvolti nella cassa integrazione di lasciare volontariamente l’azienda attraverso Naspi e Fondo di solidarietà. I dipendenti chiedono infine chiarezza sulle promesse di ricollocazione in altre realtà produttive, avanzate dal Comune durante l’incontro in Prefettura.
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