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Nonostante le sette unità assegnate alla provincia, nessuna di queste andrà a rinforzare la Questura o il Commissariato, lasciando i presidi territoriali in una condizione di cronica carenza strutturale proprio mentre cresce l’allarme sociale. La denuncia del sindacato mette in luce una situazione paradossale: a fronte di una preoccupante escalation di violenza, risse e aggressioni tra giovani che sta minando la serenità della comunità ascolana e della costa, la risposta dello Stato appare simbolica e numericamente esigua.
Secondo Fanesi, il piano ministeriale «si rivela ancora una volta largamente insufficiente rispetto alle reali esigenze di sicurezza del territorio», evidenziando come le unità assegnate siano del tutto incapaci di colmare i vuoti nelle specialità come la Polizia Stradale e la Postale. A peggiorare il quadro operativo contribuiscono le recenti disposizioni ministeriali che sottraggono personale per esigenze esterne, come le Olimpiadi o la vigilanza dei confini in Friuli.
«Non si può continuare a parlare di sicurezza limitandosi ad annunci o a interventi meramente simbolici», prosegue il Segretario, sottolineando che «la sicurezza si garantisce esclusivamente con risorse concrete: personale stabile in numero adeguato, mezzi idonei, fondi per gli straordinari, formazione continua e condizioni di lavoro dignitose».
Fanesi conclude ribadendo che la sicurezza non può essere gestita attraverso logiche propagandistiche. L’appello finale è rivolto alle forze politiche affinché rappresentino con forza al Ministero dell’Interno i reali bisogni del territorio piceno, poiché «la sicurezza non si garantisce senza risorse, senza investimenti mirati e senza una visione strutturale di lungo periodo».
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