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PESARO - “Nessuna dimissione spontanea del vicesindaco Daniele Vimini dalla presidenza della Fondazione Pescheria, ma una presa d’atto dell’illegittimità del suo ruolo sancito da Anac e messa nero su bianco con la delibera 119 prodotta a seguito della nostra segnalazione. Un doppio ruolo illegittimo che getta ombre sulla gestione della Fondazione Pescheria che in questi anni ha gestito fiumi di denaro proveniente dal Comune di Pesaro e dai privati con Vimini nella funzione di controllore e controllato. Da lui nessun passo indietro spontaneo, ma la consapevolezza di essere stato per anni in totale violazione della legge in una posizione oggi riconosciuta non legittima, ma da sempre avvallata e difesa da tutta la struttura amministrativa, nonostante la palese inopportunità che non abbiamo mai mancato di segnalare. A questo si aggiunge la profonda mancanza di trasparenza di un ente in cui non sono mai stati resi accessibili documenti e costi”
I consiglieri di centrodestra di Pesaro - Daniele Malandrino, Michele Redaelli, Serena Boresta, Cristina Canciani, Giovanni Corsini (Fratelli d’Italia); Mauro Marinucci, Giovanni Dallasta, Antonio Bartolomei (Forza Italia); Marco Lanzi, Giulia Marchionni (Pesaro Svolta) e Dario Andreolli (Lega) danno notizia della pubblicazione della delibera anac n. 119 nata a seguito di una segnalazione firmata dagli stessi consiglieri.
- Gli incarichi come quello ricoperto da Vimini erano inconferibili. Infatti, nella delibera si legge chiaramente che il RPCT dovrà: “1. comunicare al soggetto cui è stato conferito l’incarico la causa di inconferibilità accertata da ANAC e la conseguente nullità dell’atto di conferimento dell’incarico e del relativo contratto e fornire ausilio all’ente nell’adozione dei provvedimenti conseguenti, comunicando riscontro all’Autorità nel termine di 45 giorni dal ricevimento del presente atto; contestare la causa di inconferibilità ai sensi dei commi 1 e 2 dell’art. 18 del d.lgs. n. 39/2013.
Per ciò che concerne l’art. 18, si precisa che:
- il procedimento deve essere avviato nei confronti di tutti coloro che, alla data del conferimento dell’incarico, erano componenti dell’organo conferente, ivi inclusi i componenti medio tempore cessati dalla carica;
- il termine di tre mesi di cui all’art. 18, comma 2, del d.lgs. n. 39/2013 decorre dalla data di comunicazione del provvedimento conclusivo del procedimento instaurato dal RPCT nei confronti dei soggetti conferenti;
- i componenti dell’organo non possono per tre mesi conferire tutti gli incarichi di natura amministrativa di loro competenza ricadenti nell’ambito di applicazione del decreto n. 39/2013, così come definiti dall’art. 1, comma 2”.
“La determina Anac, a firma del Presidente, ha accertato aspetti cruciali della vicenda, ovvero la natura giuridica della fondazione che inequivocabilmente è da ritenersi un ente privato a controllo pubblico sia sotto il profilo funzionale sia dal punto di vista della governance - un tema questo sempre sottolineato dai consiglieri di centrodestra - e la inconferibilità dell’incarico al Presidente delle Fondazioni con conseguente nullità degli atti di conferimento e dei relativi contratti, la forma più grave di invalidità degli atti, a carattere insanabile, un dato questo che comporta conseguenze di rilievo anche sotto il profilo del danno erariale e che saranno oggetto di approfondimento.
Ci troviamo di fronte a una gestione condotta in posizione di illegittimità, con fondi pubblici e privati amministrati senza i dovuti controlli e in totale assenza di trasparenza. Nel presiedere le fondazioni Vimini non si è limitato ad un ruolo di rappresentanza – che sarebbe l’unica funzione consentita ad un politico in questi enti – ma ha gestito direttamente l’ente, richiedendo fondi, anticipi e saldi agli enti finanziatori. Un comportamento che l’Autorità Anticorruzione riconosce come “gestorio” e per questo sanzionato.
Oggi si pongono ulteriori dubbi e chiediamo dunque chiarezza e trasparenza: chi ha permesso questa violazione? Quali e quanti atti sono stati firmati in questo periodo di irregolarità? E soprattutto, quali conseguenze ci saranno per chi ha deliberatamente ignorato le normative in materia di incompatibilità?
Siamo davanti ad un vero e proprio abuso che coinvolge il Sindaco attuale – che ha ereditato a scatola chiusa la gestione Ricci, senza preoccuparsi minimamente del contenuto e senza fare una critica – quello precedente, il Vicesindaco (attuale e precedente) e tutti i dirigenti che in questi anni hanno avallato, difeso e consentito le scelte supra legem volute dalla giunta targata PD-5S-VERDI che mal governa Pesaro”.