Condividi:
La Corte d’Appello dell’Aquila, alla vigilia del 16° anniversario dalla morte atroce di 309 persone sotto le macerie del sisma, ribalta la decisione di primo grado, annullando la riduzione del 30% sui risarcimenti. Una riduzione che, inizialmente, era stata applicata sulla base della presunta "responsabilità" di chi, dopo le prime due scosse del 5 aprile, aveva deciso di rimanere nelle proprie case o non era uscito subito. La sentenza, però, ha chiarito un principio fondamentale. Secondo i giudici, l’idea che le vittime del sisma avrebbero dovuto abbandonare le proprie abitazioni dopo le prime scosse non ha fondamento, poiché il contesto sismico, caratterizzato da scosse di intensità medio-bassa che andavano avanti da mesi, non poteva essere interpretato come un segnale inequivocabile di pericolo imminente. In aggiunta, la decisione della Commissione Grandi Rischi di non fornire una risposta chiara ai cittadini aveva lasciato incertezza, rendendo irragionevole la pretesa di prevedere un disastro come quello che poi si è verificato. La Corte ha sottolineato che non era possibile aspettarsi che le vittime, tra cui molti studenti, avessero potuto prevedere la fatalità del terremoto, che ha causato il crollo immediato degli edifici, inclusi quelli con deficienze strutturali, come quello di via Campo di Fossa. Per questo motivo, è stata eliminata la decurtazione del 30%, restituendo ai familiari delle vittime l’intero risarcimento. Il danno economico complessivo, che supera i 2,5 milioni di euro, sarà ora corrisposto dai ministeri della Protezione Civile e le eredi Luigi Del Beato, condannati a risarcire le famiglie delle vittime per danni patrimoniali, morali e legali. Le somme liquidate comprendono anche le spese legali, e il risarcimento per le spese di lite sostenute da altre parti coinvolte nella causa. Il risarcimento riguarda numerosi familiari, tra cui Ferdinando Verzilli, Olga D’Eusanio, Gianfranco Verzilli, Maria Grazia Piccinini, e gli eredi di altre vittime, compresi i familiari di Edmondo Guercioni, deceduto nel 2013. Questa sentenza rappresenta un passo fondamentale nel riconoscimento dei diritti delle vittime del terremoto, ribadendo con forza che la responsabilità non può essere attribuita a chi si trovava all’interno delle proprie case in una notte piena di incertezze.