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Un buco nell’acqua per i sindacati l’ultimo incontro che c’è stato ieri al Mimit sulla vertenza Beko. Un tavolo durato 8 ore, che dopo sei mesi di trattative delude le aspettative dei lavoratori. Sul fronte licenziamenti a pagare il prezzo più alto dopo la Lombardia è proprio il Fabrianese con 210 esuberi. Nel complesso in Italia restano ben 1.284 licenziamenti, di cui 312 a Cassinetta, 64 a Melano, 80 a Comunanza, 40 a Carinaro e 288 a Siena, sito per cui è stata prevista la fine della produzione a fine anno e per cui non c’è ancora una soluzione alternativa. Riparte invece la produzione a Comunanza dove lo stabilimento continuerà a rimanere attivo. I sindacati esprimono insoddisfazione anche sugli incentivi all’esodo, assai inferiori - scrivono - a quelli pattuiti in passato, né sugli ammortizzatori sociali, che i dipendenti chiedono conservativi con meccanismi di rotazione e in ogni caso da escludere davvero i licenziamenti. Prima del prossimo incontro al Mimit fissato al 2 aprile I sindacati hanno chiesto di coinvolgere anche le regioni Lombardia e Marche per tentare di scongiurare la chiusura dei centri di ricerca.

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